giovedì 25 novembre 2010

Il canone che dà la scossa

Il Ministro Romani è uno che di invenzioni se ne intende: da Maurizia Paradiso alla televisione trash (144 etc.) ai decreti bavaglio dell'ultimo anno. Ma l'ultima è molto più bella: chi ha la luce elettrica in casa dovrà pagare il canone perchè ha anche la televisione. Cribbio!

In un'intervista stamani sul ha detto: "A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità verrà chiesto di pagare il canone perchè, se uno ha l'elettricità, ha anche l'apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovra' dimostrarlo e solo in quel caso non pagherà. La riforma del canone, afferma il ministro, sarà presentata o col decreto milleproroghe o comunque entro l'anno e servirà ad azzerare la grande evasione: circa il 30 per cento di chi dovrebbe pagare il canone non lo fa. Per questo dal 2012 l'importo si ridurrà, secondo il principio che se pagano tutti, pagano meno".

Spieghiamo perché è l'ennesimo falso, la nuova uscita "rivoluzionaria" di questo governo che invece di rivoluzionario non ha nulla, a cominciare dai tacchi di Brunetta. Già oggi chi non ha la televisione può dimostrarlo e non pagare il canone (anche se fanno di tutto per non fartelo fare, ma è possibile, basta vedere come sul sito della Rai). Non è dimostrato in alcun modo che si ridurrà, perchè mai tutti pagheranno e rispetto alle necessità il canone non copre già oggi ciò che dovrebbe. Romani dovrebbe poi spiegare in che modo nella bolletta dell'energia elettrica inseriranno il canone (a me risulta che sia a consumo).

Comunque grazie Ministro: così sarà occasione per ribellarsi non solo al canone (che finanzia una televisione in mano ad una certa politica, tranne rare eccezioni che non bastano), ma anche dei fornitori dell'energia elettrica basata sui combustibili fossili e quindi in esaurimento e dannosi per l'ambiente (presto ci occuperemo su questo blog di ciò che fa l'Enel...).

In realtà basterebbe che venisse modificata la legge sul sistema radiotelevisivo (legge Gasparri) e che lo strapotere dato a Mediaset (nella raccolta pubblicitaria, ma non solo) venisse ridimensionata. Su "Informazione, istruzioni per l'uso", il libretto che Altreconomia ha appena pubblicato, viene spiegato come e perchè.

p.s.: Gianluca mi dice giustamente: pagherà anche chi c'ha gli occhi, perchè così guarda la televisione. Facciamo una tassa speciale per i non vedenti, a canone ridotto.

martedì 23 novembre 2010

Aldovrandi e l'elenco che non c'è

Ieri sera a "Vieni via con me" avrebbe dovuto esserci un altro elenco, quello di Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldovrandi il ragazzo diciottenne di Ferrara pestato e ucciso nel 2005 da alcuni poliziotti che sono stati condannati nel 2009. Ho conosciuto il caso Aldovrandi grazie a Checchino Antonini, che scrive per Liberazione e oltre ad un bravo giornalista è anche una bella persona. Ha scritto insieme ad Alessio Spataro un bel graphic novel, Zona del silenzio, pubblicato da Minimum Fax.

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Alcuni (pochi) siti riportano oggi l'elenco che la mamma di Federico avrebbe letto. Riprendo dal Fatto Quotidiano:

Elenco delle offese ricevute per il solo fatto che Federico è morto per mano di quattro poliziotti:

- 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F. M. Caruso).
- 3 invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.
- “Federico è morto perché drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano.
- La pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore.
- Il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato sul selciato a poca distanza da casa.
- Le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza.
- “Calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava.
- Il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara.
- L’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura.
- Le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi.
- Le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra.
- La querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i manganelli e le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e La Nuova Ferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga.

Elenco degli angeli incontrati dopo che mio figlio è morto per mano di quattro poliziotti. E’ un elenco qui molto parziale perché la realtà include una moltitudine di persone che ci hanno sostenuto manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia:

- Fabio Anselmo, avvocato. A lui si sono affiancati Venturi, Gamberini e Del Mercato. E’ diventato la voce di Federico in Tribunale e fuori dalle aule. E non solo per Federico, anche per Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e diversi altri. Assume un ruolo politico perché non ha paura di schierarsi contro chi commette abusi di potere. Riceve minacce, richiami e querele.
- Il popolo del blog costantemente presente.
- Il cardinal Ersilio Tonini, arcivescovo di Ravenna. Insieme a don Domenico Bedin ci ha trasmesso il calore della fede e il calore umano della condivisione e della solidarietà.
- Anne Marie Tesgueu, la cittadina di via Ippodromo. Ha dato a tutti una lezione di civiltà.
- Nicola Proto, il magistrato che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere senza condizionamenti e lavorando in un clima difficilissimo perché fosse fatta giustizia.
-Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, che si è ribellato all’ipocrisia delle versioni ufficiali in una città che aveva paura di conoscere la verità, rompendo il nostro isolamento.
- Dean Buletti, Checchino Antonini, Cinzia Gubbini e tutta la stampa che ha impedito che venisse calato un velo sulle circostanze della morte di mio figlio, e Filippo Vendemmiati che ha salvato la memoria di ciò che è successo con il suo prezioso film “E’ stato morto un ragazzo”.
- Francesca Boari, che ha messo nel libro “Aldro” i sentimenti miei e di Federico togliendoli dall’oblio della morte.
- Gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui.
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p.s.: pare che abbiano dovuto eliminare questo elenco per motivi di spazio, avendo dovuto lasciare il posto a Roberto Maroni, esponente della Lega Nord e Ministro degli Interni. Se avresti voluto interloquire con la mamma di Federico invece che vedere muoversi le labbra di Maroni, lascia un commento qui, li manderò alla mamma di Federico.

lunedì 22 novembre 2010

Regime vs Giornali?

Non è vero che il governo Berlusconi ammazza i giornali, nemmeno se sono "nemici".

Nella carambola di commi inseriti nella Legge di Stabilità (Finanziaria), che deve passare ancora al Senato, c'è uno spaccato del Paese: fondi che spariscono apparentemente senza senso (5 per mille), fondi che ritornano e vengono addirittura incrementati ancora apparentemente senza senso. Come è il caso dell'editoria, che ha visto alzare a 100 milioni di euro il proprio fondo a destinazione.

Non solo: il 18 novembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo regolamente per le provvidenze all'editoria, che non sarà utile come una legge di riordino dell'intero settore, ma rappresenta una buona novità per i giornali (ad esempio lega i contributi alle effettive vendite in edicola).

Ed infatti è stato accolto con soddisfazione dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Certo i problemi rimangono (fra tutti una crisi irreversibile dei giornali), la televisione piglia tutto, soprattutto in materia di pubblicità, il passaggio al digitale non aumenta il pluralismo dell'informazione televisiva. Ma dietro le provvidenze all'editoria ci sono interessi molto forti (giornali dei partiti di destra-centro-sinistra, giornali italiani all'estero, giornali espressione della Chiesa). Non è certo per Il Manifesto (anch'esso sostenuto in quanto giornale edito da cooperativa) che fino ad oggi non c'è stato il black out d'ossigeno (da ammettere però che i contributi arrivano dopo tempi biblici e nel frattempo molti giornali soffrono...).

Esistono poi giornali che resistono anche senza contributi pubblici come Il Fatto Quotidiano (che gode di una certa potenza avendo molte notorietà, anche televisive, fra le sue fila) e Altreconomia, la rivista mensile indipendente con cui collaboro. E che ha appena pubblicato il mio libro "Informazione, istruzioni per l'uso": un viaggio fra i meccanismi che riducono la libertà di stampa in Italia e fra i media indipendenti che resistono e offrono informazione di qualità. Con piacere vorrei rifletterci insieme a tutti quelli che vogliono.

venerdì 19 novembre 2010

Elenchi

Elenchi. Quelli usati da "Vieni via con me" rappresentano una nuova formula.

Che piaccia o meno è molto efficace anche perchè innovativa o perlomeno originale rispetto alle forme espressive della televisione.

Chi di voi non ha un proprio elenco di indignazioni, sogni, recriminazioni, buone azioni che potrebbero migliorare la società in cui viviamo? Se ognuno tirasse fuori il suo verrebbe fuori un muro del pianto o un disegno colorato e armonioso?

Un po' meno innovativo sembra il fatto di "costringere" i politici a utilizzare questo linguaggio. Lo abbiamo visto con Fini e Bersani: il primo sciolto e indubbiamente affascinante che trasformava il proprio elenco in piccoli ed efficaci proclami spot, il secondo più tradizionale e così assomigliante, con la sua goffaggine, almeno una volta, ad una sinistra antica.

Adesso si fa passare come una vittoria quella di far intervenire Maroni in televisione a leggere un elenco: sarebbe bello anteporgli quello delle parole denigratorie utilizzate dai leghisti per apostrofare gli immigrati. O delle bugie dette sugli sbarchi e sui "respingimenti".
Ce lo vediamo così stonante a leggere le supposte conquiste del Governo contro la Mafia, l'elenco degli arresti eccellenti (come se li avesse condotti lui in persona). Stonante in contrasto con lo stile così elegante di una trasmissione che ha forse il merito più grande di scardinare le forme irritanti ormai assodate dell'invasione televisiva dei politici che anche Santoro (pur con la sua grande bravura) replica. Così ci toccherà vedere occupato dalla solita retorica ingannatoria uno spazio che dovrebbe rimanere libero. "Bastava che Saviano non citasse la Lega" potrebbe obiettare qualcuno. "Forse bastava che citasse il centrodestra tutto visto che non sono solo gli enti amministrati dalla Lega ad essere legati con le mafie" penseranno altri. "Perchè laddove amministrano le sinistre mancano legami con la malavita?" risponderebbe, con le sue, ragioni qualcun'altro.

Forse più semplicemente basterebbe che ritornasse normale il fatto che la televisione la fanno gli artisti, i registi, i professionisti, i comici, gli attori, gli scrittori e che i politici restassero a fare il proprio mestiere in Parlamento e in mezzo alla società. Ma anche questo è un elenco scontato.


p.s.: questa trasmissione ha scatenato in molti di noi un attaccamento morboso alla scadenza televisiva del lunedì. Un'altra conferma del fascino irresistibile di questa maledetta scatola. Finirà presto.

giovedì 18 novembre 2010

Parole sporche

Hai mai fatto veramente attenzione al significato delle parole che usi? Ci sto pensando molto in questi giorni, mentre riesco finalmente a leggere il libro dell'amico Lorenzo Guadagnucci appena uscito per Altreconomia.

"Parole sporche" è il racconto di una lotta, quella per la messa al bando delle parole che offendono, che escludono, che relegano in confini prima immaginari, tracciati con la voce o con la tastiera, poi sempre più reali su cui aleggia un alone di razzismo nemmeno troppo celato.

Lorenzo racconta l'impegno di un pugno di giornalisti (definiti di provincia, ad averne...), per sensibilizzare i colleghi ad un linguaggio corretto in materia di immigrazione. Capisci quale è la vera radice culturale e semantica di parole come "clandestino" o "vu cumprà" o "extracomunitario" le quali finiscono per fare parte di un universo di armamenti che frammenti crescenti della politica e della società utilizzano per emarginare il diverso.

E spesso nemmeno ce ne accorgiamo. Anche questa è un'occasione per rifletterci.

Scrive Guadagnucci: "La verità è che nessuno è immune da forme di conformismo linguistico, inclusi i promotori di 'Giornalisti contro il razzismo': nella nostra vita professionale abbiamo spesso utilizzato parole già pronte per il consumo, pensate e indicate da altri; lo abbiamo fatto perchè si fa prima, perchè così fa tutti, perchè in apparenza sono le parole più giuste, più...normali. L'esperienza diretta, la riflessione, l'impegno civile, ci hanno però spinto ad una riflessione che ci ha aperto ad una creatività liberante. Insomma, abbiamo mutato stile e approccio, fino a condividere con altri lo stesso proposito di cambiamento, sentendoci meno isolati".

lunedì 8 settembre 2008

Lo specchio di Borgonovo

Borgonovo ce lo ricordiamo nella Fiorentina insieme a Roberto Baggio. C'aveva una bella faccia e giocava bene. Rendeva in campo e nelle figurine Panini. Oggi annuncia al mondo che è affetto da SLA e lotta per restare in vita. La notizia più interessante non è il suo dramma umano (sbattuto in prima pagina come al solito), né l'aiuto che sta dando alla ricerca. E' la paura - che viene fuori in maniera un po' schizzofrenica dal ritiro della Nazionale - di tutti i calciatori odierni e di quelli che hanno vissuto la stagione degli anni '80 e '90.

Ci si specchiano i calciatori di ora in Borgonovo. Ed hanno paura. Questa è la notizia: hanno paura i nostri eroi nazionali. I giornalisti, con la solita "correttezza" superficiale, specificano che si parla di farmaci "leciti" quando si allude a quelli che, insieme agli altri elementi tipici della quotidianeità del calciatore, è certo che favoriscono l'insorgere di tremende malattie come queste.

Ma non si tratta solo di farmaci leciti ed è labile il confine fra essi e il doping. Sono cose che inquinano il calcio, lo sappiamo bene, l'hanno sempre fatto ed oggi le conseguenze, come la peste nella storia e nella letteratura, non si fermano ai piedi del castello chiuso e isolato dove il club dei miliardari in calzoncini costruiscono le loro fortune di fronte a milioni di italiani e tramite la guerra dei diritti televisivi.

Su queste cose ci insegna il grande ex calciatore Carlo Petrini che resiste e sforna libri gustosissimi e scomodi editi da Kaos. Leggiamoli.

venerdì 5 settembre 2008

La regressione culturale

L' Europa assolve il governo italiano perché fortunatamente non ha fatto quel che in ripetute dichiarazioni pubbliche il suo ministro degli Interni si erariproposto di fare: la raccolta generalizzata delle impronte digitali di tutti gli abitanti dei campi nomadi, compresi i bambini.

La lettura del rapporto inviato il 1° agosto da Roma a Bruxelles ha dato modo di verificare le modalità del censimento nei campi nomadi e-si badi bene- «di correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni».

Limitando «solo a casi estremi» il rilievo dei dati dattiloscopici dei bambini, quando siano «strettamente necessari e come ultima possibilità di identificazione».

L`Italia evita così il disonore di un richiamo comunitario alle più elementari regole di civiltà, e non possiamo che gioirne.

Senza dimenticare però l`insistenza con cui Roberto Maroni, fra giugno e luglio, aveva più volte sottolineato la necessità di prendere le impronte dei bambini rom. Quando il suo annuncio sollevò le prime contestazioni, il ministro rincarò la dose: lo facciamo per il loro bene, solo così li sottrarremo allo sfruttamento dei genitori criminali. Infine, dopo un voto del Parlamento europeo ele perplessità manifestate dagli stessi prefetti incaricati di applicare il provvedimento, la raccolta delle impronte è stata derubricata a extrema ratio.

Ma silenziosamente, alla chetichella, lasciando che frai cittadini esasperati continuasse a circolare la certezza di un governo che non si lascia commuovere da quelle manine, viste troppe volte frugare nelle tasche e nelle borse dei malcapitati.


Gad Lerner su Repubblica di oggi.

martedì 20 maggio 2008

A volte ritornano...le parole...

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.